Corrado Caesar:
un pittore dai colori extraterrestri

di Giuseppe Festino



L'artista Giuseppe Festino ci parla di Corrado Caesar e altri famosi illustratori SF, ed intreccia la sua analisi con sentimenti di nostagia e affettuoso rispetto.
Questo bellissimo articolo venne pubblicato per la prima volta nel 1978 su uno degli ultimi numeri di "Galassia", il 233.
Il Custode pensa che il suo contenuto riuscirà particolarmente gradito a collezionisti, appassionati ed estimatori di SF e di Urania, e ringrazia Giuseppe Festino per l'assenso alla pubblicazione.

Chi è Festino

Giuseppe Festino Amici miei, vorrei che qualcuno di voi mi aiutasse.
C'è nessuno che abbia inventato la macchina per fotografare i sogni e sia disposto a prestarmela?
Vorrei poter dire che accetto di pagare qualunque somma in cambio di un tale favore, ma non sono ricco, vivo del mio lavoro. Ecco, questa è un'idea: potrei cedere tutto quello che ho fatto fino ad oggi e che è ancora in mio possesso, e tutto quello che produrrò in seguito, da domani in avanti. Vi sembra poco?



Se pensate che io amo il mio mestiere e ancora di più la fantascienza, e che tutte le volte che mi dicono di voler comprare un mio disegno esito perché mi sento a disagio (nemmeno avessero chiesto un pezzo della mia carne) allora capirete che davvero non è poco.

Ho passato buona parte dei miei anni verdi a visitare bancarelle, polverose botteghe di pubblicazioni usate, a frugare dentro casse di tesori cavate fuori di sotto il letto di compagni d'infanzia, per rintracciare magari una sola copia dei romanzi che parlavano di Avventure nell'Universo e nel Tempo.

Una sola copia malridotta, magari con la copertina staccata ma fa niente, è una bellezza lo stesso, in un mucchio di libri polizieschi, di fumetti, di giornalini d'ogni genere. Una pietra preziosa in un mucchio di ciarpame.

Ogni volta fu una faticaccia, un sudare standosene accovacciati, scomodi e col fiato corto per l'emozione, un bel po' di saponette consumate per poi ripulire le mani dalla polvere. Ma era la felicità che puoi trovare al settimo cielo ogni volta che scovavi l'Urania mancante, e te ne appropriavi in fretta quasi vi fosse un altro pronto a portartelo via, e anche con cura religiosa per non sciuparlo o sporcarlo più di quanto, talvolta, già non fosse.
Ho messo insieme tutta la collezione in non so quanti anni, quasi completamente con le mie forze; e ogni città che mi capitava di toccare diventava un pretesto per la caccia al mercatino dei libri di seconda mano, al negozietto nel vicolo che per insegna esponeva ceste di fotoromanzi e albi dell'Intrepido.
Così oggi accade che la ricerca continua del sogno, e io trovo altri Urania con copertine mai viste, di una bellezza inimmaginabile, onirica appunto, e ad ogni risveglio è un inesprimibile senso di perdita che trovo, vorrei infilarmi di nuovo nel sogno per afferrare quello che non riesco a riportare con me.

Quante saranno le Copertine Perdute che ho visto (e a colori, ve lo giuro!) e che non riesco a ricordare? Chi lo sa. Tante, comunque, tante. Quella macchina fotografica per sogni mi serve davvero, e presto.
Stanotte, per esempio, potrei imbattermi in altre Copertine. E sapendo che dovrò perdere anche queste! Capite la mia pena?

Per riavermi dalla sofferenza ho il mio metodo, ed è infallibile; cavo fuori dalla biblioteca un paio di palmate dei Romanzi di Urania e, a caso, e me li guardo. Sono quasi vent'anni che continuo a guardarmeli, e vi assicuro che ogni volta mi paiono più belli. Pazienza per le Copertine Sognate, queste almeno esistono, le ho davanti, le posso toccare, sono la fine del mondo.
Se un mattino mi succedesse di svegliarmi in una realtà parallela con i miei ricordi intatti, e scoprissi che non ho mai posseduto un Urania, scommetto che rimarrei secco sull'istante dal crepacuore.

Così, direi di essermi spiegato. Amo la fantascienza, amo i libri che hanno dentro la fantascienza, e amo quella buona che si vede di fuori, la buona copertina, per intenderci. Ma, soprattutto, amo le copertine di Caesar.

E non si tratta di nostalgia, no davvero. Infatti mi piacevano anche i disegni di Belt (quello che ha illustrato un buon numero degli interni della prima annata di Urania), mi piacevano i disegni di Carlo Jacono, e ne ho avuto di tempo per affezionarmici.



Uno dei tanti bellissimi volti femminili di Jacono (Urania 166)     Illustrazione di Belt: la Slan Kathleen (Urania n. 8)     Un altro famoso Urania (148) illustrato da Jacono

Illustrazioni di Jacono, Belt, Jacono


Eppure oggi non mi piacciono più. Li guardo, provo quel senso di piacevole tristezza per le cose passate che si accompagna alla vista di qualcosa che ti ha seguito negli anni, ma non mi dicono molto di più. Al contrario, le copertine di Caesar, con tutte quelle sfumature di colore, appena percettibili a volte, m'incantano tutt'ora. Risplendono, sono sfolgoranti.
E questo significa che l'uomo ci sapeva fare, eccome. Era talmente abile che ha perfino fatto meglio degli artisti alle opere dei quali sovente attingeva.
Se avessi scoperto una cosa del genere una quindicina d'anni fa, avrei provato una grossa delusione. Oggi come oggi, con un'esperienza professionale di quindici anni, appunto, il fatto non mi sorprende, tutt'altro.

Per capire ciò che intendo dire è essenziale conoscere una tra le più spiacevoli realtà del mondo editoriale italiano: al disegnatore non viene quasi mai richiesta una collaborazione che si distingua per la qualità; ciò che si pretende soprattutto da lui è che tenga le proprie tariffe basse a livelli addirittura assurdi. In pratica non viene riconosciuta l'importanza dell'apporto artistico (se talvolta lo si esige, nemmeno si intende compensarlo adeguatamente), costringendo il professionista a produrre opere qualitativamente inferiori alle proprie capacità. I potenziali talenti vengono inoltre mortificati dai termini di consegna.

Per sopravvivere è dunque indispensabile produrre molto e in fretta, a scapito della bontà dell'opera. Ciononostante, qualcuno si ostina eroicamente a conciliare il personale senso estetico con una situazione di per se stessa assurda e contraddittoria.
Né più né meno cercava di fare Corrado Caesar per evitare alla sua produzione di scadere a livelli mediocri. Neppure allora le cose andavano meglio.


Urania 113: La Legge del Caos    Urania 141: Anniversario Fatale

Soldati di Caesar ripresi da immagini di guerra

Eppure, quantunque lavorasse parecchio, nemmeno le sue tavole più affrettate erano men che dignitose. Se dubitaste di quanto affermo, permettetemi di invitarvi a fare un raffronto tra una sua copertina qualsiasi e qualsiasi altra di qualunque autore crediate. È solo una mia opinione, ma non credo di esagerare affermando che Caesar potrebbe competere con quasi tutti gli illustratori attuali, senza nulla togliere ai meriti di ognuno.


(continua su  Corrado Caesar - parte 2 )


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