Corrado Caesar:
un pittore dai colori extraterrestri (2)

di Giuseppe Festino



(segue dalla parte 1)

La memoria può fare strani scherzi, a volte.
Credo che a chiunque sia capitato di rammentare in maniera distorta un certo avvenimento, soprattutto se lontano nel tempo. La mia memoria, addirittura, mi ha regalato un bel paradosso, il che non è poco per un patito della fantascienza. Nei miei ricordi, infatti, Urania fece la sua apparizione almeno con tre anni di anticipo sulla data impressa sul primo numero.

Come tutti gli appassionati sanno, i Romanzi - insieme alla Rivista che tenne loro compagnia in edicola fino a quattordicesimo numero - videro la luce verso la fine del 52. In quell'anno la mia famiglia e io vivevamo a Domodossola, eppure, per quanto mi sforzi di convincermi del contrario, io ricordo di aver visto le pubblicazioni esposte nei chioschi di Verbania, la cittadina lacustre dove ho trascorso la mia prima infanzia. Non so, ogni tanto mi soffermo a meditarci sopra, senza cavarci niente. Che si sia trattato di una forma di premonizione? Comincio a pensare che mi farebbe comodo anche una macchina del tempo.
Non c'è tra voi qualcuno che... No? Peccato.

Urania 8: Il Segreto degli Slan I chioschi dei giornali in passato erano senz'altro più modesti delle odierne edicole straripanti di pubblicazioni. Nonostante questo, per i tempi che correvano si difendevano mica male. Per me, per i miei occhi d'infante, rappresentavano un'attrazione irresistibile. Percorrendo il tragitto casa-scuola e viceversa, non mancava occasione che mi ci fermassi, nemmeno se avevo fretta. La copertina dell'Urania di turno era là, squillante fra tutte le altre anonime testate.
Troppo piccolo per essere in grado di capire il senso delle immagini che avevo davanti, me ne stavo lì, semplicemente affascinato, a guardare.


Fu verso tredici anni, appena adolescente, che qualcuno mi regalò due Urania, usati. Erano i primi che possedevo, Il Segreto degli Slan e Il Figlio della Notte. Li lessi, ebbi qualche difficoltà nel condurre a termine quell'insolito esercizio intellettuale, ma alla fine avevo deciso che li volevo tutti, dal primo all'ultimo.

Avevo contratto la malattia.
Urania 4: Il Figlio della Notte

Successivamente mi prestarono Deserto dei Mostri. Dovevo leggerlo, cosa che feci, e restituirlo. Feci anche questo, però mi si spezzava il cuore. Perciò prima ricopiai la copertina, con l'uomo in primo piano che imbraccia il fucile, e la mantide e le gigantesche formiche bipedi. Avevo l'esperienza che può avere il dilettante tredicenne con gli acquerelli, ma feci miracoli, e fu la prima volta, per l'ovvio processo d'identificazione che conseguì alla pratica del rifacimento di cui ero ormai vittima, arrivai spontaneamente a firmarmi nello stile dell'artista; ma come venivano brutte quelle effe quella ti!

Urania 114: Deserto dei Mostri

Smisi di ricopiare Caesar solo quando scoprii che l'unica bancarella in città vendeva anche libri di seconda mano, inclusi gli Urania. Potevo permettermi di pagare le sessanta lire richieste a fascicolo e mi venne quasi un accidente quando, d'un sol colpo, trovai una ventina di numeri che mi mancavano. Il libraio era un buon uomo; accettò la somma i cui disponevo come anticipo, facendomi credito per il rimanente; in fondo ero il suo miglior cliente squattrinato.
Caro signor Giovannacci, lei avrà sempre un posto nel mio cuore.

Se capiterà di conoscerci e di diventare amici, può darsi che vi faccia vedere quelle vecchie fatiche, Non me ne sono mai separato, resistendo all'impulso che in passato mi aveva colto tante volte, e ne sono contento perché non sono poche le cose mie che ho distrutto.
Mi rammarico spesso, invece, d'aver ceduto per una ridicola cifra quattro "falsi" perfetti di Anniversario Fatale, Ritorno al Domani, Marte all'Attacco e Quelli della Stella Polare.
Signor Lolli, dovunque lei sia, si ricorda di me? Non intendo avanzare alcuna rivendicazione, solo mi piacerebbe rivedere almeno una volta quei quattro lavori che seppe estorcermi approfittando dei miei anni verdi e delle mie tasche ancor più verdi.

il Vittorioso n. 30 Grazie al cielo a quei tempi, oltre ad essere ingenuo e senza il becco d'un quattrino, ebbi anche la faccia tosta di pretendere dal macellaio dove mia madre mi mandava per qualche commissione, tutto il pacco di carta che aveva sotto la cassa e che era destinato ad avvolgere pacchetti di bistecche e ossibuchi, in regalo.
Riuscii così a salvare in extremis un bel numero di copertine del Vittorioso, una buona parte delle quali era già stata trafitta dal gancio d'acciaio e vi penzolava come un quarto d'agnello.


Sapete, erano copertine di Caesar, e le vedevo per la prima volta; la mia anima si ribellava a quello scempio, al pensiero della fine irriverente cui erano destinati quei fogli preziosi.
Sono vent'anni che li conservo, insieme ai fascicoli del giornaletto al quale Corrado Caesar aveva collaborato, e che io, da quel giorno in poi, cercai puntualmente in edicola.

Scommetto che quelli che tra voi sono come me ammiratori di Caesar, avranno una volta o l'altra pensato a quanto sarebbe bello se un editore si decidesse a pubblicare un libro sulle sue opere. Sarebbe veramente ora di farlo (a colori, su carta patinata, con biografia, didascalìe e tutto il resto! Ve l'immaginate che meraviglia?) ma pare che il mercato nazionale non consenta un'operazione del genere.
Così sento dire, e in qualche misura la cosa deve rispondere a verità, altrimenti non si spiegherebbe il motivo che spinge le case editrici specializzate a pubblicare solo narrativa, saggi, e praticamente nient'altro. Ed è un vero peccato.
Tra fumetti, copertine, illustrazioni d'ogni genere ci sarebbe materiale a sufficienza per più di un volume. Pensate che solo per quanto concerne le edizioni mondadoriane di fantascienza, l'artista ha prodotto centosettantacinque copertine (numero più numero meno).
Sempre per il genere fantastico (non sono in grado si fornire il conto preciso essendo incomplete le mie collezioni) ha collaborato con la rivista Oltre il Cielo, con Cronache del Futuro e, soprattutto per divulgazione scientifica, col Vittorioso.

Cronache del Futuro 24: Il Figlio dello Spazio     Copertina 1960 dell'almanacco-calendario 'Frate Indovino'      Alcune illustrazioni di Frate Indovino 1960. Notare l'Ombrello Atomico, 'due semplici archi di metallo atomizzato'

Ricordate poi le pubblicazioni di Frate Indovino? Bene, personalmente sono al corrente di almeno un'occasione in cui Caesar vi lavorò. Conservo infatti un calendario nel quale è possibile ammirare dodici immagini rappresentanti ciò che in quell'epoca era considerato futuribile, pur se il termine non era ancora stato coniato.

(nota del Custode: l'Almanacco ideato e pubblicato da Padre Mariangelo da Cerqueto fin dal 1946, contiene ogni anno un tema di fondo differente. Quello del 1960 era "Il Mondo Fra Cento Anni". La redazione di Frate Indovino -che ringraziamo- ha confermato che Caesar disegnò la copertina e tutte le dodici illustrazioni interne del calendario, solo per l'edizione 1960. Le illustrazioni qui riportate si trovano a pag 381 del bellissimo libro-strenna di Renzo e Renato Allegri "Frate Indovino - 50 Anni nella Simpatia degli Italiani" pubblicato nel 1994).

Devo anche accennare alle innumerevoli storie a fumetti, disegnate e dipinte (dipinte proprio, vignetta per vignetta come fa Richard Corben, autore bravissimo ma non certo all'avanguardia, dopo tale precedente), apparse principalmente sul Vittorioso, e quelle realizzate per la Fleetway Publication di Londra, e poi la versione a fumetti delle avventure di Perry Rhodan.
Un bel mucchio di materiale, come vedete.

Eppure, che io sappia, la fama di Caesar non varcò mai l'Atlantico, arrivò al massimo in Inghilterra. Vero che per la fantascienza non era ancora giunto il momento migliore, però è avvilente constatare come le buone cose italiane siano regolarmente trascurate perfino dal resto dell'Europa, diversamente dai prodotti della fantascienza Inglese, francese, tedesca, spagnola, slava e russa.

(continua nella parte 3)


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