Lo strano caso dell'Urania 35.
3 - L'Accusa

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Il Tribunale

L'aula è austera, con banchi e suppellettili di legno scuro, pesante. I finestroni sono alti, come nei film.

Lungo una parete troneggia la pedana destinata a giudice e cancellieri.

Alla destra della Corte, in posizione ortogonale, è posto il banco degli imputati. Vi siede il Signor B, isolato da tutto.
Di fronte all'imputato, all'altra estremità della sala, vi sono due file di seggi (quella posteriore è rialzata) ove già siedono i giurati.

Di fronte alla Corte - ma ad una certa distanza da essa - si trovano i tavoli ove si sono insediati gli avvocati, con le loro carte, in compagnia dei loro aiutanti e dei testimoni.

Alle spalle di Accusa e Difesa c'è il settore riservato al pubblico: file e file di persone sedute in leggera salita, come in un teatro.

Giudice, giuria, avvocati e imputato sono sistemati in modo tale che con la loro presenza delimitano uno spazio vuoto, una vera conca, riservata alle arringhe. È l'agóne del tribunale. Qui si deciderà l'esito del processo.
L'atmosfera d'attesa è palpabile: fra poco, nell'anfiteatro, una vittima verrà risparmiata o sacrificata. Il pubblico fiuta già l'odore del combattimento!
La sala è gremita. Sono intervenuti, anche da lontano, numerosi collezionisti, in maggioranza ostili verso l'imputato. Quasi tutti sono convinti che per colpa del Signor B sono stati privati di un raro pezzo da collezione, e sperano in una sua condanna.
Sono presenti anche molti estimatori, appassionati e curiosi, comunque eccitati dalla prospettiva del processo e della sentenza.
Frammisti al pubblico vi sono alcuni inviati e dei giornalisti, che vanno e vengono dalle porte sul retro. I telefonini squillano incessanti. Alcuni agenti di polizia sorvegliano il tutto.

Tutte le fasi del processo si sono già concluse: è il momento delle arringhe finali.

Ecco, entra la Corte. Tutti in piedi!
Le porte vengono chiuse, i telefonini spenti. Il Custode e i cancellieri prendono posto.

I convenuti si risiedono, voci e rumori diminuiscono d'intensità, divengono un brusìo, poi cessano del tutto.

"LA PAROLA ALL'ACCUSA!"

Il Pubblico ministero si alza e scende nell'arena.


L'Accusa

  Signori della Corte, signori Giurati, signori del Pubblico.
Siamo qui perché è stato commesso un crimine vergognoso. La comunità dei collezionisti ha subìto un'irreparabile perdita...

La soppressione di un Urania innocente!
(nella sala si ode un brusìo di assenso)
Adesso, questa eminente Corte si è riunita per assicurare il colpevole alla Giustizia. E voi tutti siete stati convocati per giudicare l'imputato.
Il Signor B!

In quest'udienza, l'Accusa esporrà dei fatti. Non parole, non intenzioni, ma fatti!
Confido che non vi facciate confondere dalle chiacchiere della Difesa.
Valutate soltanto i fatti.

Io vi elencherò tutte prove concrete, vi esporrò soltanto azioni precise, vi riferirò solo eventi accaduti, e al termine della mia arringa sarete convinti, al di là di ogni dubbio, che il Signor B si è macchiato della più infame delle responsabilità. E che quindi è colpevole.
(si volge improvvisamente verso l'imputato)
 
 
...Colpevole!                  
                     
Per dimostrare tutto questo, basterà che io ripercorra gli avvenimenti.

Avete già ascoltato le deposizoni dei testi. Ricapitoliamo: gli eventi ci dicono, incontestabili, che il Signor B agì... agì, ma forse dovremmo dire portò avanti con ferrea determinazione un suo progetto inflessibile di efferata, crudele distruzione!

Ora, noi non abbiamo nulla di personale, noi non non vogliamo infierire, sul Signor B.
Perché... vedete, dal punto di vista dell'Azienda, tutto sommato, il Signor B ha compiuto il suo preciso dovere!
(brusìo ostile in aula)
Calma, Signori, vi spiego: il Signor B, nell'esercizio delle sue funzioni, ha corretto le bozze di un romanzo pronto per essere pubblicato... anzi, in via di pubblicazione. E si è convinto che l'opera avrebbe potuto... "avrebbe potuto"... creare fastidio a molti.
Ebbene, noi pensiamo che... era certamente giusto e corretto, segnalare tutto questo al diretto responsabile di Urania.

E il Signor B, infatti, segnala.
Egli si reca dal suo superiore, Giorgio, e gli espone il fatto. Mi correggo, gli espone la sua opinione. E la sua opinione è questa: il contenuto dell'opera è "preoccupante".

Ora, noi non possiamo discutere un'opinione... e non la discuteremo. Anzi, sosteniamo che proprio questo, egli era tenuto a fare. Avvisare il capo!

Giorgio lo ascolta, capisce il problema.
E come può non comprenderlo? Egli pure, ha letto preventivamente la versione originale del romanzo... egli pure si è formato una sua opinione... e tale opinione è radicalmente opposta: ed infatti gli spiega che, secondo lui, il romanzo non solo può, ma addirittura DEVE essere pubblicato.

    Ora, signori, attenzione: Giorgio è il capo diretto del Signor B. E come capo non sarebbe tenuto a dare tutte queste spiegazioni.
Eppure le dà!
Bontà sua. A noi interessa sapere solo una cosa: che egli ha letto il romanzo; e che quindi agisce in piena consapevolezza.
In poche parole, Giorgio dapprima vaglia la critica del suo sottoposto - come è giusto che faccia, intendiamoci! - una critica che lo mette in guardia da una eventualità: la possibile reazione negativa del pubblico.
E poi decide. Motivando per giunta la decisione con dovizia di particolari!

Ma al Signor B, evidentemente, non sono chiari i rapporti della gerarchia.
Non sono chiare le proprie mansioni, non è chiaro il proprio dovere: e il suo dovere terminava con l'azione di preavviso.

Ma la decisione.. la decisione... non era di sua competenza!
Non era Giorgio il correttore di bozze; e non era il Signor B, colui che doveva decidere sulla politica editoriale di Urania.

Era esattamente il contrario!

Ma il Signor B è ostinato. E Giorgio continua a discutere pazientemente. Ma infine... constatata la cocciuta insistenza del suo sottoposto, egli si accolla chiaramente, definitivamente, inequivocabilmente ogni responsabilità, e gli ordina "di andare avanti con la stampa"!

A quel punto, il compito del Signor B è chiaramente terminato.
Egli già ha esagerato, nel discutere, nel contestare, nel resistere, nell'opporsi alla diretta volontà del suo superiore. E questa volontà era chiarissima: "questo Urania s'ha da fare!"
(dopo una pausa a effetto, si rivolge alla giuria in tono persuasivo)
Signori Giurati, qualunque funzionario diligente e rispettoso, a questo punto, riprenderebbe il lavoro, e si darebbe da fare per la pubblicazione.
La sua coscienza da questo momento è a posto; egli non è più responsabile di alcuna eventuale conseguenza negativa per la casa editrice, né moralmente né legalmente.
 


Anzi, nell'eventualità che in futuro fosse davvero scoppiato uno scandalo, cosa che non sapremo mai...

...allora la responsabilità sapremmo a chi darla. Al suo capo!
E per giunta, al Signor B sarebbero restate due benemerenze: il merito materiale dell'azione di preavviso, e il merito morale di una Cassandra intelligente e inascoltata!

(rialzandosi, scuote la testa con aria grave)
Ma... il Signor B... non torna in redazione.
Nella sua mente contorta si va plasmando un progetto ferreo, negativo. Un progetto di distruzione.
(alza la voce)
 
Ed è qui, in questo istante, Signori, che egli varca il confine dell'illegalità!

Da questo momento egli sarà perseguibile... e noi lo perseguiremo, perché constateremo che proprio da queste sue dissennate azioni si produrrà... il disastro.

Egli non torna al lavoro, egli non ubbidisce al capo; ma invece, nella più bassa delle azioni, lo aggira.
E così, lo vediamo recarsi, forse di nascosto... perché un po' di pudore dev'essergli ancora rimasto... da un altro dirigente, Alberto.


Una mossa scorrettissima, nei confronti del superiore diretto.
(con disprezzo)
Un atto di doppiezza, di slealtà.
Un atto di viltà!



Alberto, però, conferma che anche per lui va bene così. La frase con cui si esprime a noi appare giusta, scontatissima: "Se a Giorgio quel libro sta bene, lo pubblichi pure. È lui che decide".

Signori, vi prego di considerare che Alberto non è il capo diretto del Signor B, ma è comunque un persona di peso nell'ambito dell'Azienda. Prova ne sia che il Signor B si è rivolto a lui!

Ora, vedete, egli non può ordinare al Signor B di recedere dall'insano gesto; ma può fargli capire, con pacata severità, che non deve più insistere.
E Alberto lo fa.
(allarga le braccia con aria sconsolata)
Sarebbe proprio il caso che il Signor B torni in ufficio. Ha fatto molto, ma molto più di quel che gli compete.
Ha varcato la soglia della scorrettezza.
Ha varcato la soglia dell'immoralità.
Ha varcato la soglia dell'illegalità!

Eppure, se volesse... se solo volesse... potrebbe salvarsi ancora.

Chiunque, a questo punto, se avesse ancora nutrito qualche dubbio, avrebbe ormai realizzato, avrebbe ormai capito, avrebbe SAPUTO che cosa c'era da fare: tornare al lavoro.

Signori della Corte, signori Giurati... quanti soldati sono stati decimati, fucilati per non aver ubbidito a un ordine... e quante persone, in ogni guerra, sono state passate per le armi per un atto di delazione... di spia!
(sorride in modo contorto)

...No signori, naturalmente no! Noi non invocheremmo mai, né allora né adesso, la ferocia della legge marziale!

...Ma una cosa potevamo tutti esigere: che il Signor B, finalmente, desistesse.

Che il Signor B, una volta per tutte, tornasse prontamente al suo posto di lavoro senza più fiatare!

E allora, seguiamo il Signor B.

Torna egli in ufficio?
(prosegue, incalzante)
Ebbene, no!
Bozza alla mano lui parte, disattende gli ordini del primo dirigente, contrasta il parere del secondo dirigente, scavalca i responsabili e corre... avete ascoltato tutti la confessione, non ha più pudore, ha usato la parola "corre"... lui corre visibilmente, direttamente nell'ufficio del "Vecchio".
Lui corre, ad accusare.


Signori della Corte.

Chissà quali parole avrà inventato, il Signor B, per "presentare" il romanzo che egli portava con sé, con l'obiettivo preciso di mandare avanti il suo progetto efferato.

Noi non siamo entrati, nell'Ufficio "del Vecchio". Noi non abbiamo ascoltato.

Noi non abbiamo origliato!

E tuttavia... possiamo benissimo immaginare quello che è accaduto.

Mentre il Vecchio dà un'occhiata distratta alle bozze svolazzanti, il Signor B lavora ai fianchi... il Signor B, rispettoso, osserva... il Signor B, mellifluo, riassume... il Signor B, astuto, consiglia...



...Chissà quali verità avrà deformato, il Signor B, per convincere, per depauperare, per svilire, per affossare, per abbattere, per distruggere, per annullare!



Non lo sapremo mai.
Ma una cosa, però, è certa: la sentenza fu di pollice verso!

Niente pietà. Niente pietà per quel capolavoro che è...
ah no... scusate, signori Giurati.
"Sarebbe stato", un capolavoro, Signori, se non si fosse stagliato, sulla sua strada, il Signor B!

Signori collezionisti, voi tutti già sapete che il romanzo è stato pubblicato sotto un altro titolo... anzi, è stato ripubblicato, più volte... Galassia... Cosmo Oro... e molte altre ristampe... persino la stessa Casa, in un tardivo ma quanto mai giusto e doveroso riconoscimento, ha riparato al grave torto editandolo nei "Classici Urania" col numero 123.
E così, centinaia di migliaia di lettori hanno potuto finalmente acquistare ed apprezzare quel romanzo, e capire che era un capolavoro! Una cosa che era stata loro volutamente tenuta nascosta!
Signori... la Storia...
(gridando)


...LA STORIA HA DATO TORTO ALL'IMPUTATO!
(pausa sapiente dell'accusatore. Prima di riprendere, attende che il brusìo finisca)
E l'Urania?
Troppo tardi.
È stato sottoposto, innocente, al martirio.
Un martirio irrevocabile.

E il colpevole di tutto ciò?

Ma sì, ha ripreso a lavorare. Ormai è pago. Eppure...
A riedizione avvenuta, non lui è d'accordo.
A riabilitazione avvenuta, lui non è ancora d'accordo.
E dopo quasi trent'anni, contro il parere di tutti i lettori del mondo... contro il parere di tutti i critici del mondo... insiste ancora: "il romanzo sarebbe scottante!"
(si rivolge all'imputato con aria cupa)

Signor B, errare humanum est, perseverare diabolicum!

Ma noi siamo qui per giudicare la colpa di allora, non gli errori di dopo. E dunque...
E dunque, se l'imputato si fosse limitato a rispettare gli ordini ricevuti, noi non saremmo qui oggi a fare questo processo.
Perché la fine ignobile del "Trentacinque" non sarebbe stata decretata!
(in crescendo inarrestabile)
Signori della Corte, Signori Giurati: al Signor B nessun'altra iniziativa era richiesta.

Al Signor B nessun'altra azione, oltre che riprendere il sacrosanto lavoro, era co-man-da-ta!

E soprattutto, non gli era richiesta nessuna insensata impresa distruttiva, nessuna inqualificabile delazione!

È colpa del Signor B se hanno massacrato la collana di Urania!
È colpa del Signor B, se ci hanno strappato dalle mani un libro da collezione importantissimo!
È grandissima colpa del Signor B se noi tutti abbiamo perso un'altra copertina di Caesar... per sempre!
(si passa con espressione smarrita una mano fra i radi capelli... il silenzio è generale. Per tutta l'aula non si sente volare una mosca.
L'Accusa si ricompone e poi, con voce ferma, si sporge verso i giurati guardandoli negli occhi)

Viste le sue gravissime responsabilità, io chiedo per il Signor B la condanna al massimo della pena!

L'aula si riscuote di colpo dall'ipnosi, con un vocìo generale.
Molti giornalisti si attaccano ai telefonini:

"L'ha inchiodato... hai visto che arringa!"
"Non vorrei essere nei suoi panni..."
"Poveraccio!"
"...solo vedere l'entità della pena!"
"...ancora capito? È spacciato!"

Altri cronisti tentano di battere furiosamente sui tasti dei loro pc portatili, ma vengono spintonati. Il momento è drammatico.
Il pubblico rumoreggia, i rappresentanti dei collezionisti sono particolarmente eccitati.

"Condannatelo!"
"...farla franca, quel criminale!"

Solo, al banco degli imputati, il Signor B guarda nel vuoto, con le spalle curve sotto un peso immenso.

Il chiasso e la confusione diventano sempre più forti.

Si sente la voce del Custode:

"Silenzio in aula, silenzio, SILENZIO!!!  LA SEDUTA È SOSPESA!"


(continua)

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