Lo strano caso dell'Urania 35.
6 - Epilogo


"Ma, come hai fatto a trovare l'Urania numero Trentacinque?"

Molti di voi mi hanno rivolto questa domanda.

Ecco, finisco di togliermi la toga da giudice per rivelarvi questo segreto. Capirete che non potevo raccontarlo in aula!
Ma adesso, in camera caritatis, vi racconto qualche retroscena.
Naturalmente, il fatto deve restare rigorosamente segreto; interpellato ufficialmente, negherò tutto.

Dove si trovava l'Urania 35

In nessun posto, ovviamente.
La questione era molto semplice e difficilissima: come avrebbe potuto ragionevolmente essere la copertina di Caesar dell'Era di Satana?

Realizzare la cornice esterna dell'Urania 35 è stato relativamente facile: prendere come "base" un Urania vicino, sostituire il titolo nel settore in alto, manipolare lievemente il riquadro rosso in basso a destra (affinché si intravvedessero numero e data).

La vera difficoltà era immaginare e disegnare un soggetto "macabro e splendido", come qualcuno l'ha definito.

L'idea è stata di preparare un'immagine utilizzando porzioni di altre copertine di Caesar, in modo da restare innanzitutto inattaccabili sullo "stile" del disegno. La soluzione ci è parsa valida anche perché Caesar ha utilizzato spesso il metodo del collage di immagini, e presumibilmente nessuno si sarebbe meravigliato nell'incontrarne un altro.

Ci voleva innanzitutto una copertina-sfondo, una copertina-palestra per ambientare un incontro di personaggi. E dato che il romanzo è in tema di dittatura religiosa, quale "base" poteva essere migliore del tetro campo di croci dell'Urania 120?

Urania  120 (particolare)

Scelto il terreno d'incontro, bisognava individuare i soggetti. Beh, la figura che si impone, senza discussioni, per impersonificare un prete severo, oppressivo, un Eymerich ante-litteram è senz'altro quella dell'Urania 137. Caesar non fece altro che ritrarvi l'attore Boris Karlhoff, noto interprete di film di Dracula e vari altri horror!

            Urania 137 (particolare)

Scelto il prete sornione e vessatore, adesso bisognava trovare un interlocutore che "subisse".

E sono andato dunque alla ricerca, nella mia collezione personale di Urania lem 7, di una vittima idonea.

La figura femminile di spalle dell'Urania 125 mi è parsa molto adatta. La sua posizione, di spalle, *suggerisce* la giusta disperazione... e il fatto che si tratti di una donna *suggerisce* anche la possibilità di una vessazione in ambito tutt'altro che spirituale.
E quando si "suggerisce", invece di "mostrare", l'effetto sul pubblico è assicurato, come tutti i registi sanno!

Urania 125 (particolare)                    

Il terzetto era completo: ambiente tetro di croci a simboleggiare la fanatica società di questo futuro, il rappresentante mefistofelico del potere costituito (notare la sua posizione "dominante"); la vittima (donna) che si dispera per chissà che cosa...

C'era ancora un lato libero della locandina in fieri, in alto a destra, e ho pensato bene di proporre qualcosa che ricordasse la presenza del male (sia pure "scambiata di ruolo col bene").
Non ho trovato di meglio che il teschio ghignante dell'Urania n. 37. Pur non essendo l'ideale (sarebbe andato meglio il volto del demonio) tappava bene il buco, sia fisico che ideologico, della copertina:

Urania 37 (particolare)                    

L'ultimo tocco è stato fare di necessità virtù: il raccordo fra colori differenti è stato realizzato circondando i personaggi di aure colorate che evocano una sorta di magnetismo, o comunque di potere ipnotico, irradiato dal carnefice verso la vittima, messi di fronte come il ragno e la mosca.

Grazie a tutti questi accorgimenti è venuta fuori una copertina in puro stile Caesar (per definizione!) e carica di forti significati metaforici.
Deduco che abbia avuto successo perché molti mi hanno implorato di fornir loro il mitico Urania Trentacinque.

A qualunque prezzo! :-)

Urania 35 (ipotesi di copertina, a cura del Custode)

E l'Urania 35 originale?

Ufficialmente è distrutto. Non esiste più.

Però... forse... ci è concesso ancora...

L'ultimo tentativo

Attenzione! Mi confermano che c'è la possibilità di andare in un magazzino, alla periferia di Milano... andremo... andammo... adesso, subito. C'è un ultimo, breve varco crono-temporale ancora attivo. Ma abbiamo i minuti contati!

Copritevi bene, perché farà freddo.

Andiamo...


ORA!

È una gelida mattina invernale.

Guardiamo attorno: ci troviamo in un piazzale grigio, con dei capannoni alle nostre spalle, una guardiola sulla destra, una pesa, un posto di blocco e una barriera.
Attrezzi e mezzi meccanici parcheggiati sul piazzale, tutto ci sembra... un po' arcaico. Sorpassato.

Un magazziniere sta finendo di caricare su di un camion aziendale delle palette di libri. Ognuna di esse contiene molte pile di volumi tutti uguali, ingabbiati con lo spago. Hanno tutti la copertina colorata, di aspetto... familiare.

"Ma, li riconosciamo! Sono le copie del numero 35!"

L'operaio ha appena terminato di deporre l'ultimo blocco sul pianale. Torna indietro col rumoroso muletto a gasolio, emettendo nuvole di fumo nero, e rientra nel magazzino. Il carico è pronto.

Dalla guardiola esce un altro uomo, che viene verso il camion. Ha aspettato all'interno fino all'ultimo momento. Solleva le fiancate, una per una, e serra i ganci delle paratìe. Picchia forte a mani nude sull'ultimo gancio, che non vuol saperne di chiudersi.
Bestemmia.

Finalmente, con una spinta più forte, l'uncino ricurvo entra nell'alloggio predestinato.

L'autista sale in cabina, e comincia a stropicciare con forza le mani violacee, per scaldarle.
Il primo uomo sta uscendo dal magazzino, viene adesso verso il camion.
Il motore si accende, una densa nuvola di fumo esce rombando da tubo di scappamento.

Ci dirigiamo, decisi, verso il camion. "Dobbiamo fermarli!"

Arrivato alla cabina, l'uomo non entra. Tira fuori, invece, un pacchetto verde di Nazionali Esportazione e armeggia con gli ultimi cerini.

"Senta!" gli diciamo.

Continua a comportarsi come se non ci fossimo. Qualcosa non va, maledizione!

Ecco, la sigaretta si è accesa. Tira una boccata, apre la portiera di destra. Lo sportello del camion si apre inaspettatamente in avanti, controvento.
L'uomo si arrampica dentro, con la sigaretta stretta fra le labbra. Sbatte la porta.

Alziamo la voce: "Ehi, aspettate un momento. State per compiere un'azione sbagliata. Non dovete partire!"

L'autista toglie il freno a mano con uno scatto.

"Aspettate!"

Il camion inizia a muoversi.

Non potendo far altro, battiamo forte a mani nude contro le fiancate gelide, mentre ci scorrono davanti.

"Fermatevi, vi spieghiamo tutto!", gridiamo. "FERMATEVI!"

Non si fermano.

Muoviamo alcuni passi sul piazzale, poi corriamo appresso al pesante automezzo. Nuvolette di fiato gelido e affannato ci accompagnano. Possiamo correre ancora, possiamo farcela...
Ma ecco che i nostri movimenti diventano difficoltosi, come se ci fossimo impantanati, come se in sogno restassimo paralizzati... sempre più pesanti... impossibile procedere oltre... ci fermiamo. Possiamo solo guardare, con occhi impotenti, il camion che si allontana portando via il suo prezioso carico.

Sempre più lontano.

Infine, scompare nella nebbia.



Tutto inizia a tremolare, il cronos si sta già richiudendo. Veniamo inesorabilmente trasportati a ritroso... ORA!

Non ce l'abbiamo fatta.

Non è colpa nostra! Siamo stati preavvisati all'ultimo momento, e per giunta il varco si è rivelato di tipo non-interattivo! Avevamo solo questa chance, ma non c'è stato niente da fare: la nostra missione è fallita.

Era scritto.

E così, si chiude il sipario sulla triste storia di quest'Urania.

Torniamo a casa.



Nella guardiola dello stabilimento di Segrate il portiere accende la sua stufetta a gas.
Il camion che doveva andar via è partito.
È ora di prepararsi a trascorrere un'altra noiosa giornata. I primi fornitori arriveranno fra mezz'ora almeno: tanto vale mettersi a leggere.
"E meno male... ma che aveva, il conducente? Mi ha sempre accontentato, ma stavolta aveva un diavolo per capello. Non voleva toccare niente, di questo carico!"
L'uomo continua a rimuginare mentre sistema la seggiola al solito posto, accanto alla vetrinetta fumosa.
"Eppure, andava tutto al macero... però... visto, che ho fatto bene a insistere! Adesso ci risparmio i soldi della Gazzetta per una settimana!"
Il guardiano si siede.
Comincia a leggere.
"Beh, certo che il titolo di quest'Urania salvato all'ultimo momento promette bene: L'Era di Satana..."
Il Custode


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